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E se il cinico Doctor House
in fondo fosse buono?

Un’originale lettura di una delle più seguite serie televisive si trova nel libro Dr. House md. Follia e fascino di un cult movie (Siena, Cantagalli, 2009, pagine 95, euro 9). Pubblichiamo quasi integralmente l’introduzione degli autori.

di Carlo Bellieni e Andrea Bechi

Quando vediamo il fornaio impastare il pane, sappiamo che saprà trarne una bella e gustosa rosetta o un ottimo sfilatino:  è il suo mestiere, lavora da anni a questo e la sua bravura non ci lascia stupiti. Se però andiamo a casa di un amico e questi durante la cena ci spiega che il dolce che stiamo mangiando è frutto di un suo personale lavoro di cottura e impastatura, la cosa ci stupisce favorevolmente, perlomeno se il dolce è buono. Se poi il dolce è buonissimo e l’amico era uno che ritenevamo un fannullone, la questione ci incuriosisce e ci rallegra tantissimo.
Questo è il caso della serie televisiva “Dr. House md”. È noto che dalla tv filtrano pochissimi segnali fuori dal coro del politically correct che strombazza e imprime nelle menti poca cultura e due soli “valori”:  l’autodeterminazione (che finisce col diventare solitudine) e il disimpegno. È anche vero che talvolta sono trasmesse fiction con storie di personaggi storici o personaggi religiosi simpatici (ancor più saltuariamente). Ma che Papi e santi comunichino messaggi “cristiani” ce lo aspettiamo. È una sorpresa quando il protagonista (l’eroe) della fiction è un tipo decisamente cinico. Qui sta la genialità di chi ha creato la serie di House:  non essere scontato ma proporre un itinerario eticamente buono usando le parole, le immagini, e anche le debolezze umane che normalmente veicolano ben altro tipo di messaggi. 
Perché “una strana morale”? Perché è una morale che “non fa la morale”. Con i suoi aforismi, i suoi apologhi, con le sue idiozie e le battute dei colleghi di House, questa serie riafferma dei valori forti e fermi, pur con le sue contraddizioni, col suo cinismo e il suo ateismo urlato (ma solo per darsi un tono, molto probabilmente). In fondo la morale non è solo escatologia, ma anche riaffermare la verità sull’uomo. Attenzione, comunque:  House è un “cattivo”, è cinico. Ci è richiesto uno sforzo per superare l’impatto con questi comportamenti negativi, per arrivare a capire il messaggio principale della fiction, non fermarsi a quello che si vede, ma fissare il punto decisivo:  il cambiamento e lo stupore di una mente cinica.
Un insegnamento morale può derivare dal modo in cui si affrontano i temi etici, per arrivare a verità più grandi. È questo il motivo per cui per esempio la Chiesa ha così a cuore il suo magistero sociale e in particolare i temi bioetici:  salvare l’uomo dall’attacco all’uso della ragione e alla categoria dell’”incontro”, i due elementi che permettono e facilitano la vita in tutte le sue dimensioni e quindi anche nella dimensione religiosa. Già, il cristianesimo vive di incontri e di testimonianze; ha l’umanissima pretesa di vagliare e giudicare questi incontri e queste testimonianze alla luce della ragione. E questa è la dinamica sociale e reale dell’uomo:  conoscere se stesso scoprendosi riflesso nell’altro, e poi cooperare con l’altro avendo capito che ha i suoi stessi desideri e limiti.
Ora, tante novità sconvolgenti in campo bioetico realizzano proprio l’opposto:  partono dal concetto che ogni uomo è una specie di cavallo rinchiuso in un recinto e in quel recinto  si  gode  la sua supposta libertà.  Hanno  come ideale l’isolamento e la cosiddetta “autodeterminazione”. Mostrano un uso restrittivo della ragione:  non sono infatti più in grado di chiamare “bambino” un bambino (solo perché non è ancora nato), o ostentano terrore verso un supposto “accanimento  delle  cure”, che spesso è solo il tentativo di salvare una vita.
Non a caso l’aborto e l’eutanasia come “diritti” nascono dall’idea che nessuno possa o debba interferire con le decisioni che magari in un momento di solitudine o di disperazione sono state prese. Anche House c’è passato, quando ha voluto salvare un paziente, nonostante il suo testamento biologico!
Ma c’è qualcosa che non torna, anche perché la pratica clinica e la conoscenza dei casi smentisce che queste scelte siano davvero scelte libere:  come sappiamo bene dalla letteratura  scientifica, spesso queste “decisioni libere” nascono da costrizioni esterne e possono essere modificate se arriva chi offre una valida alternativa, soprattutto dal punto di vista umano, e ovviamente - quando  serve - anche economico o sociale.
L’attacco alla ragione e all’incontro tra le persone viene perpetrato dietro un particolare paravento costituito dalla falsa idea che attraverso i “vantaggi” di questa aggressione distruttiva arrivino alla popolazione dei “diritti” nuovi, i cosiddetti “diritti civili”, di molti dei quali, se guardiamo bene, faremmo tranquillamente a meno. Queste allegre “concessioni” di diritti ad alcuni hanno il loro rovescio della medaglia:  man mano che i nuovi diritti arrivano, quelle categorie che non possono reclamare la loro “autodeterminazione”, cioè bambini, anziani e disabili vengono a perdere sempre più i loro. Insomma, sempre più “diritti artificiali” per sempre meno persone:  chi non sa o non può farsi sentire, resti senza diritto di cittadinanza, addirittura senza la possibilità di definirsi “persona” secondo quanto affermano molti filosofi di moda.
Questo libro nasce dal fascino di un personaggio di una favola televisiva; conoscendolo meglio abbiamo scoperto che nelle storie che di lui vengono raccontate emerge e ci stupisce potentemente il modo positivo di guardare la realtà. E guarda caso, questo modo di guardare la realtà è proprio quello che sta alla base della comunicazione del messaggio cristiano e che tutto, nella società d’oggi, vuole  nascondere:  l’uso potente e non censorio della ragione e la potenza del contatto umano (che, in questo caso, mostra la sua potenza terapeutica proprio quando il protagonista vorrebbe rifiutarlo; ma, dentro di sé, esplode qualcosa che glielo impedisce).
Che questi messaggi positivi nascano da un personaggio “cattivo” in fondo ci piace:  serve a dare meno spazio al sentimentalismo e più fiducia al nostro essere fallaci (ma redimibili) esseri umani.

(©L’Osservatore Romano - 11 luglio 2009)

3 Responses to “La strana morale di una serie televisiva di successo”

  1. [...] Статья “La strana morale di una serie televisiva di successo”. перевод художественный мой. вроде все каччественно. [...]

    Про Хауса | РрР или кто победит.

  2. [...] excluir que House se pueda incluir en una cultura pro-vida”[1].     En realidad, en e l artículo de “L’Osservatore Romano” al que el sitio de bioética se refiere, yo no hablé de un House pro-vida (House flirtea [...]

    El doctor House, un espíritu religioso en busca de la verdad « Tonibandin’s Weblog

  3. [...] realidad, en el artículo de “L’Osservatore Romano” al que el sitio de bioética se refiere, yo no hablé de un House pro-vida (House flirtea [...]

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