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GIOCHI INTELLIGENTI

November 29th, 2016

CARLO BELLIENI

Gli americani sono bruschi ma chiari: via ogni uso di media elettronici dai bimbi. Almeno sotto i due anni, spiega l’ultimo documento dell’American Academy of Pediatrics, ma anche sopra i due anni sono da usare con la massima cautela: non superare più di un’ora al giorno di visione ( Tv o Pc) e che sia di ‘programmi di alta qualità’. E non solo si devono isolare i bambini da un uso improprio dei media digitali, ma anche - riportano i pediatri americani dall’uso che ne fanno i genitori (vivere col Tv dei genitori acceso è dannoso anche per i piccoli che non lo guardano direttamente) e incoraggiare i pediatri a parlare con le famiglie dei rischi legati ai mass media (solo il 15% dei pediatri Usa lo fa). Purtroppo i genitori da qualche parte devono scaricare lo stress, rilassarsi da giornate dure, da lavori che coinvolgono entrambi mamme e papà, e finiscono col relegare i piccoli nelle mani delle nuove babysitter elettroniche. Ultima è l’invenzione di una culla elettronica (la culla ‘intelligente’) che ninna al posto di papà il bebé che piange, cosa buona, se non fosse il colpo di grazia al contatto fisico, grande cura per una crescita sana.

I nsomma, la medicina dice che il bambino deve essere abbracciato e la società invece risponde nei fatti che deve essere irradiato di immagini video; e vince la seconda: recenti dati della Gsma, (l’associazione internazionale degli operatori di telefonia mobile) dicono che il 69% dei bambini europei e giapponesi hanno un telefono portatile di cui due su tre sono smartphones, dunque viaggiano con un potente Pc, pieno di giochi, applicazioni varie e spesso incontrollabili e molto accattivanti.

Vince l’attrazione dello schermo irradiante perché la maggior parte di essi, sempre secondo i dati Gsma, ricevono in dono il telefono tra i dieci e i dodici anni (in Giappone verso i 15), con un intento di fondo errato e pericoloso: tenere sotto controllo il bambino. Certo che la società è pericolosa: traffico, violenza ci assediano, ma un bambino che sa di dover essere disponibile a fornire le sue coordinate ai genitori in ogni istante è un bambino che vive meno libero e soprattutto vive nella consapevolezza dell’angoscia dei genitori.

N on a caso parlavo di ‘coordinate’, perché se con la voce si forniscono quelle che si vogliono fornire, oggi i genitori possono tenere sotto controllo anche quelle fisiche e territoriali del figlio o della figlia, basta inserire la giusta app nello smartphone che questo diventa una ’spia’; addirittura vengono reclamizzate per i bimbi scarpe con un rilevatore Gps integrato dette per questo ’scarpe intelligenti’: alla faccia della spensieratezza e della privacy. Già, perché anche un bambino ha diritto alla privacy; l’ha sempre avuta per secoli, per andare nei prati o in discoteca o dove gli pareva, salvo accorgersi ora che questa privacy può essere aggirata; per far star tranquilli i ‘grandi’, si dirà, ma a quale prezzo? Anche prima la privacy era imitata, ma in modo meno subdolo: dovunque andasse il ragazzino era conosciuto da vicini e zie; oggi non ci sono più vicini e zie nella società dell’anonimato. Peggio ancora: un tempo il ragazzino doveva rispondere di dove era andato; oggi non serve più, c’è il Gps che parla per lui: fine del dialogo.

C erto poi non è da dimenticare che la televisione può avere un effetto positivo, vedi per esempio campagne anti-fumo, e internet è utilissimo sia per divertimento che per risvolti scolastici; ma c’è ovviamente anche un effetto negativo per i contenuti trasmessi, come ad esempio le pubblicità di cibo ad eccessivo contenuto calorico ma che, come riporta la rivista americana ‘Appetite’ di ottobre, influenza verso il consumo per esempio dei cereali da colazione a maggior contenuto di zuccheri. Questo perché i ragazzi sono ormai influenzati e influenzabili: non dimentichiamo che i teenagers non hanno ancora sviluppato la regione prefrontale dell’encefalo, quella che ci trattiene da scelte avventate. Sono così influenzabili che per loro le sigle dei cartoni animati o gli stratagemmi per passare di livello nei videogiochi sono comune oggetto di dialogo e di incontro, e gli spot pubblicitari li attraggono più del contenuto dei programmi stessi. La rivista Archives in Medicas Sciences di ottobre mostra che in Spagna il 54% degli spot per ragazzi riguardano cibo ad eccessivo contenuto calorico; e il riscontro è l’estendersi dell’obesità tra i giovani, favorita anche dalla sedentarietà, come spiega la rivista della Società Internazionale per lo Studio della Obesità. Questo evidenzia un dato: la forza della televisione nel catturare l’attenzione è studiata e forte, tanto che riportammo con varie ricerche da noi fatte, che guardare Tv riesce ad estraniare i bambini dal dolore durante le punture in ospedale e che allunga i tempi di reazione agli stimoli sonori misurati in laboratorio. L a suddetta inchiesta della Gsma ci dice anche altre cose interessanti: il 22% dei ragazzi riporta che per colpa di internet e della sua attrazione passano meno tempo con familiari e amici; il 38% di essi prova un reale stato d’ansia quando internet gli è precluso, e il 10% dei ragazzi (il 29% in Giappone) dichiara di aver mangiato di meno e dormito meno a causa di internet come riporta anche la rivista Eatig and Weighting Disorders. A questo sommiamo l’effetto dei cosiddetti ‘giochi intelligenti’, cioè quelli digitali che servono per istruire i bebé sin da prima che imparino a parlare e ci domandiamo: ma davvero i nostri figli hanno bisogno così presto di nozioni tecniche accademiche, oppure questa supposta istruzione tramite il gioco elettrico-digitale è un alibi per i grandi che così si sentono meno in colpa di aver lasciato per ore solo il bambino? In realtà l’educazione di cui ha bisogno il bambino è primariamente ed essenzialmente un’educazione coinvolgente e affettiva, in cui i contenuti tecnici sono un’appendice, perché più di cose da imparare il bambino ha bisogno di capire chi seguire e di chi fidarsi e amare.

B isogna distinguere tra fare un uso prudente del mondo elettronico, e l’affidargli in toto i bambini; ma è tale l’attrattiva e il fascino studiato a tavolino di questi apparecchi, il segnale di successo sociale che comportano, e la carica di coinvolgimento con suoni e colori e ritmi studiati da fior di agenzie, che passare dal primo stato al secondo è un lampo. Arriva l’inondazione di oggetti che si sono autodefiniti intelligenti: ‘giochi intelligenti’, ’scarpe intelligenti’, ’smart-phones’, ‘culle intelligenti’, e abbiamo un timore: che la società che affida i suoi figli a macchine intelligenti, di intelligenza ne abbia persa molta.

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Prematuri

November 19th, 2016

idi Carlo Bellieni

La giornata del prematuro che si celebra il giovedì 17 novembre ci ricorda che ci sono tanti bambini nati prima del termine delle 40 settimane di gravidanza, tanti genitori che per questo sono in ansia e tanti medici e infermieri che curano questi bambini. La neonatologia è una disciplina nuova e faticosa: cura bambini sempre più piccoli, del peso di una lattina di Coca.Cola talora, e riesce dopo anni di studi a raggiungere un risultato che non è  ancora la sopravvivenza e il completo benessere di tutti, ma quello di trattare con completo rispetto, come un paziente adulto, anche i piccolissimi che non possono reagire, reclamare, anzi nemmeno parlano; quelli che, visto i rischio di morte che hanno, sarebbe facile non affezionarsi e trattarli meno bene degli altri. Già, perché gli studi di Annie Janvier dal Canada ci mostrano proprio questo: il rischio che a parità di prognosi i neonati ricevano meno attenzioni mediche; cosa che invece tutti abbiamo a cuore di evitare. Lavorare con questi piccolissimi è un paradigma per tutta la medicina, perché chi sa trattare bene i più indifesi sa trattare bene chiunque, qualunque malato. E la neonatologia ha fatto progressi da gigante: proprio in questi giorni un’importante rivista medica riporta che una malattia congenita del cuore, il cosiddetto “cuore sinistro ipoplasico” oggi è curabile mentre fino a pochi anni fa venivano solo attivate le cure compassionevoli in molti casi. Certo, la neonatologia è un campo in cui è necessario l‘equilibrio tra l‘eccesso di cure per medicina difensivistica e l’eccesso di astensione dalle cure nella previsione di esiti infausti non basati sul caso singolo ma su criteri solo statistici; ma vale la pena ribadire che laddove a nessun neonato si negano le cure intensive, almeno le prime alla nascita, non solo la mortalità, ma anche la disabilità sono minori. Questa fragilità estrema ha portato alcuni a ipotizzare che il neonato non debba essere considerato una persona; la sfida invece è proprio quella opposta: vedere l’umano laddove non è così evidente, e magari appare rischioso riconoscerlo. Anche le linee-guida sulle cure palliative del neonato dicono che le migliori terapie, la cura del dolore e la presenza dei genitori sono diritti inalienabli del bambino prematuro che addirittura arriva a soffrire più dell’adulto. Il passo ora che si sanno curare sempre meglio i piccolissimi è quello di capire che la loro cura in realtà ha tre piedi: uno è la cura del bambino, il secondo è la cura dei genitori che non solo fa bene ai grandi ma si riflette sul piccolo (e che hanno diritto a congedi parentali maggiori in proporzione della ospedalizzazione del loro piccolo); e il terzo è la cura del personale delle neonatologie, perché la sofferenza con cui infermieri e medici stanno a contatto può determinare cinismo o sentimentalismo ed entrambi gli atteggiamenti si riflettono negativamente sul bambino. Quello che accade nei primi giorni di vita sarà fondamentale per il resto dello sviluppo, influenzerà addirittura il modo di esprimersi del DNA e per questo chi lavora con questi piccolissimi deve essere incoraggiato e ringraziato. I bambini prematuri sono un messaggio anche a chi non lavora con loro: vedere l’umano laddove sembra distante e poco reattivo, fa apprendere a guardare con più compassione anche se stessi.

Carlo Bellieni

Risultati immagini per pediatric researchHypoplastic left heart syndrome: from comfort care to long-term survival.

Una delle malattie più temute, per la quale si sospendevano le cure fino a qualche anno fa, ora è curabile. Resta sempre una sfida, ma la tecnica e la tenacia dei medici e dei ricercatori sono alleati delle cure al bambino.

Suicidi giovanili in aumento

November 17th, 2016

Centers for Disease Control and Prevention. CDC twenty four seven. Saving Lives, Protecting PeopleDeath Rates for Motor Vehicle Traffic Injury,* Suicide, and Homicide§ Among Children and Adolescents aged 10–14 Years — United States, 1999–2014

Per la prima volta, il numero di adolescenti morti negli USA per suicidio supera quello diei morti per incidenti automobilistici; e non dipende solo dal calo dei secondi, ma da un aumento progressivo dei suicidi negli ultimi anni.

di Carlo Bellieni

La «Giornata mondiale del prematuro» che si celebra oggi ci ricorda i tanti bambini nati prima del termine delle 40 settimane di gravidanza, i tanti genitori che per questo sono in ansia, e i tanti medici e infermieri che curano questi piccoli. La neonatologia è una disciplina nuova e faticosa: cura bambini sempre più piccoli, talora del peso di una lattina di Coca Cola, e riesce dopo anni di studi a raggiungere un risultato che non è ancora la sopravvivenza e il completo benessere di tutti ma quello di trattare con completo rispetto, come un paziente adulto, anche i piccolissimi che non possono reagire, reclamare, e che nemmeno parlano; quelli che, visto il rischio di morte, sarebbero facili da trattare meno bene di altri. Gli studi della canadese Annie Janvier ci mostrano proprio il rischio che, a parità di prognosi, i neonati ricevano meno attenzioni mediche, cosa che invece tutti abbiamo a cuore di evitare.

Lavorare con questi piccolissimi è un paradigma per tutta la medicina, perché chi sa trattare bene i più indifesi sa farlo con chiunque, e con qualunque malato. La neonatologia ha fatto progressi da gigante: proprio in questi giorni un’importante rivista medica riporta che una malattia congenita del cuore, il cosiddetto ‘cuore sinistro ipoplasico’, oggi è curabile mentre fino a pochi anni fa venivano solo attivate le cure compassionevoli. Certo, la neonatologia è un campo in cui è necessario l’equilibrio tra l’eccesso di cure per medicina difensivistica e l’eccesso di astensione dalle cure nella previsione di esiti infausti, non basati sul caso singolo ma su criteri solo statistici. Ma vale la pena ribadire che laddove a nessun neonato si negano le cure intensive – almeno alla nascita – è minore non solo la mortalità ma anche la disabilità. Questa fragilità estrema ha portato alcuni a ipotizzare che il neonato non debba essere considerato una persona. La sfida invece è opposta: vedere l’umano laddove non è così evidente, e magari appare rischioso riconoscerlo. Anche le linee-guida sulle cure palliative del neonato dicono che le migliori terapie, la cura del dolore e la presenza dei genitori sono diritti inalienabili del bambino prematuro, che arriva a soffrire più dell’adulto.

Ora che si sanno curare sempre meglio i piccolissimi, il nuovo passo è capire che ci sono tre piedi: uno è la cura del bambino; il secondo è la cura dei genitori, che fa bene ai grandi e si riflette sul piccolo (e che si ha diritto a congedi parentali maggiori in proporzione della ospedalizzazione del bambino); il terzo è la cura del personale dei reparti di neonatologia, perché la sofferenza con cui infermieri e medici stanno a contatto può determinare cinismo o sentimentalismo, ed entrambi gli atteggiamenti si riflettono negativamente sul bambino. Quello che accade nei primi giorni di vita sarà fondamentale per il resto dello sviluppo, influenzerà addirittura il modo di esprimersi del Dna, e per questo chi lavora con questi piccolissimi deve essere incoraggiato e ringraziato.

I bambini prematuri sono un messaggio anche a chi non lavora con loro: vedere l’umano laddove sembra distante e poco reattivo fa apprendere a guardare con più compassione anche se stessi.

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La neonatologia ormai sa curare bebè che pesano non più di una lattina di bibita Tutto dipende da una decisione: sono pazienti come gli altri, oppure, essendo così piccoli, non meritano il nostro impegno?

November 10th, 2016

Risultati immagini per psychosomatics

Doernberg SN, Peteet JR, Kim SY. Capacity Evaluations of Psychiatric Patients Requesting Assisted Death in the Netherlands. Psychosomatics. 2016 Nov - Dec;57(6):556-565.

Risulta che per accordare il via libera alla richiesta del paziente per il fine vita, nel tipo di suicidio assistito o di euthanasia, non è richiesta nella media un alta capacità valutativa da parte del paziente.

November 10th, 2016

JAMA Psychiatry Logo

Kim SY, De Vries RG, Peteet JR. Euthanasia and Assisted Suicide of Patients With Psychiatric Disorders in the Netherlands 2011 to 2014. JAMA Psychiatry. 2016 Apr;73(4):362-8.

Contrariamente a quanto si credeva, l’eutanasia e il suicidio assistito sono forniti a malati psichiatrici; in alcuni casi senza una consulenza psichiatrica indipendente o talvolta con discordanza di pareri tra i medici.

Relazione cannabis-psicosi

October 25th, 2016

Risultati immagini per neuroscience lettersCannabis use related to early psychotic onset: Role of premorbid function.

Questo studio mostra la relazione tra uso della cannabis e insorgenza di malattie psichiatriche. Non indica un rapporto di causa-effetto, ma sicuramente nei pazienti psicotici che avevano fatto uso di cannabis i sintomi si sono presentati prima e in modo più serio.

Preventive MedicinePerceptions of social norms and exposure to pro-marijuana messages are associated with adolescentmarijuana use.

Questo studio mostra che gli adolescenti americani, in seguito alle campagne di depenalizzazione e liberalizzazione della marijuana, credono che la droga sia socialmente più accettabile del tabacco, e conseguentemente ne fanno maggior uso (incremento del 6%).

Televisone interessante

October 16th, 2016
Risultati immagini per tv2000Tv2000ProgrammiDapprincipio

Dapprincipio

“Principio” come inizio della vita, come idea fondamentale.
La doppia “P” del titolo evidenzia e tiene agganciate l’una all’altra le due accezioni dello stesso termine.

Programma scientifico-divulgativo sui temi della biologia umana che rimandano a quelli della bioetica. A scandire il tono del racconto è la convinzione che sono le motivazioni scientifiche a suggerire una posizione culturale, non il contrario, che il riconoscimento della dignità umana, a partire dalle sue origini, emerge dallo stupore e dalla conoscenza.
A proporre i contenuti è Carlo Bellieni, neonatologo, membro del Comitato nazionale di Bioetica, Scienza e Vita, Pontificia Accademia per la Vita; in ogni puntata i più prestigiosi e autorevoli specialisti del panorama scientifico (medici, farmacologi, genetisti, biologi) sono invitati a spiegare, con l’ausilio di animazioni e filmati, anche ai non addetti ai lavori, chi siamo, come siamo, cosa rende ogni uomo unico e irripetibile.
Appuntamento settimanale, di trenta minuti, che spazia dalla cura del dolore, anche nei bambini, all’inquinamento invisibile, dal dialogo prenatale rapporto al rapporto tra Dna e libertà.

Presenta Enrico Selleri
Di Carlo Bellieni. A cura di Monica Mondo
In onda il sabato alle 11.30 dal 1 ottobre

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