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Carlo Bellieni

Avete notato che dai palinsensti radio e TV son scomparse le canzoni in dialetto? E sono scomparsi i cantanti dialettali. I Lando Fiorini, Gabriella Ferri, Nino d’Angelo, Mario Merola non ci sono più… o sì? Ad accendere la TV regna un solo genere musicale: i POP, che oltre al dialetto ha falcidiato rock, country, blues, jazz… Non è che l’ultimo brutto segno dei tempi. Di una cultura omologata, di una marmellata insapore che ci fanno trangugiare. Perché il mantra attuale è cancellare le specificità, le appartenenze, il genio, dando a tutti un solo ideale, l’omologazione e un solo finale: la mediocrità. Già da bambini le cose iniziano a farsi difficili: non troverete un solo carillon che suoni musichette da bambini “italiane” (tipo giro-giro-tondo) ma solo twinklelittlestar o londonbridge. Lavaggio del cervello? Eppure sotto le ceneri una resistenza monta: i bambini continuano nei loro asili a cantare le canzoncine italiane, a napoli va forte il neomelodico, il USA il country strabatte il pop. Chissà se la cenere grigia non copra ancora delle braci ardenti?

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